Una persona che soffre di questo disturbo vive nel dubbio su qualcosa (ad esempio, compiere gesti, di non aver fatto qualcosa) ricercando una certezza assoluta. Questo dubbio è sempre accompagnato da un tema di responsabilità e colpa di danneggiare sé o gli altri.

La persona tende a sentirsi direttamente responsabile per ciò che accade solo per il fatto di averlo o non averlo pensato, ad esempio: ”se ho pensato che poteva ammalarsi ed è capitato è colpa mia”; ”se uso il veleno per le rose nel mio giardino e qualcuno passando le tocca e si intossica, è colpa mia”; ”magari ho investito qualcuno con l’auto senza accorgermi; ”se facendo quel lavoro 5 anni fa avessi commesso un errore?”;” Se qualcuno si fosse fatto male nel frattempo o si facesse male in futuro ne sarei responsabile.”

A questo punto si inserisce la compulsione (azioni ripetitive in risposta alle ossessioni) che è il tentativo “disperato” di risolvere il dubbio:

-Ho il dubbio di poter infettare le persone? Lavaggi e getto le pentole, ecc.

-Ho il dubbio di voler uccidere qualcuno? Torno indietro con l’auto; allontano i coltelli, ecc.

-Ho il dubbio di odiare delle persone care? Devo dire che gli voglio bene, ecc.

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, sono vissute come intrusive e inappropriate e causano ansia e disagio marcati.

Le ossessioni non sono semplicemente eccessive preoccupazioni per i problemi della vita reale; la persona tenta di ignorarle, sopprimerle o neutralizzarle con altri pensieri o azioni; la persona riconosce che sono un prodotto della sua mente.

 

Le ossessioni più frequenti sono pensieri ripetitivi di:

  • contaminazione (quando si tocca qualcuno)
  • dubbi ripetitivi (se si è lasciata la porta aperta)
  • necessità di avere le cose in un certo ordine (oggetti “in disordine” o asimmetrici)
  • impulsi aggressivi (aggredire un altro)
  • impulsi a fare qualcosa di terribile (bestemmiare in chiesa)
  • fantasie sessuali inaccettabili (ricorrenti immagini mentali erotiche)

 

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali intenzionali il cui obiettivo è prevenire o ridurre l’ansia o il disagio, e non fornire piacere o gratificazione. Nella maggior parte dei casi, la persona si sente spinta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio che accompagna un’ossessione o per prevenire qualche evento (assunzione che se messe in atto in modo rigido, con meticolosità e precisione, saranno in grado di prevenire il danno e ridurre l’angoscia) o situazione temuti.

 

Le compulsioni più frequenti sono azioni ripetitive di:

  • controllo (comportamenti di controllo e ricontrollo, generalmente oggetti, quali porte, elettrodomestici, finestre, mansioni lavorative ecc.).
  • pulizia (comportamenti di pulizia, generalmente relativi a parti del corpo, capi di abbigliamento, oggetti della propria casa, ecc).
  • mentali (ripetizione di certe parole o frasi, come ad esempio contare, formare nella mente un’immagine positiva di qualcosa, recitare mentalmente formule scaramantiche).
  • ordine (comportamenti relativi all’ordine, in cui la perfezione e l’ordine diventano una condizione prioritaria senza la quale nulla può andare bene).
  • accumulo (comportanti di accumulo di oggetti, conservare e collezionare oggetti nella convinzione che saranno necessari in futuro).

 

Quando e come questi pensieri intrusivi si trasformano in un problema ossessivo?

La frequenza del pensiero intrusivo aumenta con lo stress ( pensiero intrusivo: Potrei uccidere mio figlio”); al pensiero intrusivo si attribuisce un significato catastrofico (“Questi pensieri esprimono qualcosa su di me”; “Io sono una persona pericolosa”); si pensa a sempre maggiori situazioni e stimoli minacciosi (Quanti oggetti appuntiti ho in casa? Gli oggetti appuntiti divengono segnali minacciosi) e in questo modo le occasioni per l’insorgenza dei pensieri ossessivi si intensificano ( Se guardo oggetti appuntiti mi viene in mente quel brutto pensiero di fare male a mio figlio).

I fattori scatenanti vengono evitati e/o neutralizzati (nascondo i coltelli, le forbici), opposizione attraverso il pensiero (mi ripeto che “amo il mio bambino”), l’interpretazione erronea dei pensieri in senso catastrofico rimane immutata se non addirittura rafforzata (“Il fatto che quando guardo mio figlio penso a queste cose, dimostra che non sono normale/ che sono una persona pericolosa”).

Nonostante l’evitamento dei fattori scatenanti, i pensieri intrusivi sono costantemente presenti (“Se ci penso sempre, pur contro la mia volontà, significa che non ho nessun controllo su me stessa. Forse potrei davvero fare del male a mio figlio”).

 

Suggerimenti pratici per affrontare il disturbo ossessivo

E’ fondamentale sapere che la presenza di pensieri intrusivi è comune in tutte le persone sane.

La differenza con le persone che non sviluppano il disturbo sta nel sovrastimare enormemente la probabilità che possa accadere ciò che si teme e si immagina con il pensiero.

Raccogliere informazioni dettagliate sulla natura dei pensieri ossessivi, dei comportamenti compulsivi, sulle possibili cause del disturbo e sui trattamenti efficaci per risolverlo è il primo passo per uscire dall’isolamento psicologico in cui di solito si trova chi soffre di questo disturbo.

Il secondo passo è di trovare il coraggio di chiedere aiuto a del personale esperto in grado di applicare le tecniche terapeutiche efficaci per questo disturbo, come ad esempio, l’Esposizione graduata, la Prevenzione della risposta, la Dilazione della risposta, e il Blocco del pensiero.