In generale utilizziamo la parola “paura” per indicare stati diversi: l’emozione che proviamo quando focalizziamo la nostra attenzione su un possibile “pericolo” dell’immediato futuro; lo stato emotivo spiacevole di cui apparentemente non riusciamo ad identificarne le cause; la semplice incertezza diffusa di preoccupazione che, a volte, chiamiamo in alternativa “ansia”; o, ancora, utilizziamo questo termine in frasi del tipo “ho paura che lo zucchero sia finito”, “ho paura che stia per piovere”.

Per comprendere il nostro vissuto di paura, dobbiamo distinguere la sua durata e l’intensità. Questa parola indica, infatti, stati di diversa intensità che possono variare da livelli di paura molto intensi quando si parla, ad esempio, di “terrore, ansia elevata, panico” e livelli di paura meno intensi quando si tratta di “timore, inquietudine, lieve ansia e tensione”. 

Possiamo definire la paura come uno stato di tensione psicologico e fisico, che determina un’attivazione delle risorse individuali (e poi vedremo quali), utile per preparare l’individuo ad affrontare nel miglior modo possibile una certa situazione che viene valutata “pericolosa” per se stessi. La paura, quindi, ha una funzione positiva, quando si tratta di un allarme “realistico”, che ci avvisa che siamo potenzialmente in pericolo.

Entro certi limiti, dunque, la paura serve a motivare e a stimolare la persona a reagire alle situazioni spiacevoli, mentre, se essa raggiunge livelli eccessivi può causare disagio psicologico e fisico. 

 

In che senso la paura è una emozione utile per la nostra sopravvivenza?

Senza questa “reazione di allarme” (paura) la nostra specie umana e animale, si sarebbe già estinta da molti secoli. Noi proviamo istintivamente paura nei confronti di situazioni oggettivamente pericolose per la nostra vita. Nella nostra società, infatti, siamo sottoposti ai “pericoli” legati alla civiltà moderna, come, ad esempio, incidenti stradali, disastri aerei, rapine, violenze fisiche ecc.

Per semplificare questo concetto possiamo pensare all’esempio banale della paura che proviamo nei confronti del fuoco: noi tutti tendiamo a provare una forte emozione di paura di fronte ad un fuoco che divampa nelle nostre vicinanze. La reazione di paura in questo caso assume chiaramente il significato di un segnale di pericolo, giustificato dal fatto che qualcosa ci potrebbe danneggiare, cioè il fuoco, e che occorre quindi trovare rapidamente il modo di allontanarsi dal luogo dell’incendio.

Un aspetto importante da considerare è il fatto che la reazione di paura può essere provata anche di fronte ad un evento che normalmente non è considerato pericoloso per la maggior parte delle persone. Ossia, attraverso particolari valutazioni psicologiche su noi stessi e sull’ambiente circostante, possiamo valutare e trasformare “qualcosa” di innocuo per la maggior parte delle persone in un evento più o meno pericoloso per noi stessi (ad esempio, la paura di prendere l’ascensore).

 

Dal punto di vista fisico e psicologico come si manifesta la reazione di paura?

Il vissuto soggettivo tipico della paura si caratterizza da una sensazione sgradevole di disagio e da un forte desiderio di “evitare” il potenziale pericolo.

 

La reazione di paura dal punto di vista fisico:

  • il tono muscolare aumenta fino a causare dei lievi tremori
  • il cuore batte più rapidamente
  • tutti i sensi aumentano la loro vigilanza sull’ambiente

Elementi costanti dell’esperienza di paura sembrano essere, dal punto di vista fisico, la “tensione”, che può giungere fino ad una sorta di “immobilità” (infatti si dice “essere paralizzati dalla paura” oppure ci si sente estremamente “congelati e rimpiccioliti” come per cercare di scomparire); dal punto di vista psicologico, il pensiero di una persona è centrato senza altre distrazioni, sull’evento pericoloso atteso.

 

Cosa ci fa paura?

Esistono alcune paure che noi tutti quotidianamente possiamo provare o abbiamo provato in relazione a diverse situazioni giudicate da noi, per qualche motivo, “pericolose”, anche se rappresentano un pericolo solo nella nostra immaginazione. Ad esempio, l’ignoto e l’incertezza, in generale, sono dei fattori che suscitano o accentuano la paura perché non sappiamo ciò che ci aspetta.

Di fronte all’ignoto, insieme al desiderio di fuga, può esservi anche il desiderio di capire cosa sta succedendo, che si traduce dal punto di vista comportamentale nell’affrontare la situazione temuta piuttosto che evitarla.

Infatti, a volte entriamo in una situazione con un forte stato di ansia e paura e poi vediamo che le nostre risorse nell’affrontare l’evento temuto sono più valide del previsto e ciò ci rende più sicuri e sgonfia la paura.

Invece, evitare ciò che immaginiamo come pauroso nella realtà, fa sì che questa sembri ancora più ostile.

E’ possibile distinguere paure comunissime, che alcuni studiosi ritengono “innate” nella nostra specie, da altre paure che si sviluppano nel corso della vita di una persona.

In generale, le cause della paura dipendono in grande misura dal significato che noi attribuiamo ad una determinata situazione e ciò varia moltissimo da un individuo all’altro. Ciò che fa paura a una persona potrebbe non farla ad un’altra, oppure, una stessa paura può variare da un momento all’altro della vita di un individuo.

Potenzialmente ogni oggetto, persona o evento, può essere visto come pericoloso. Possiamo provare paura di fronte a :

  • eventi del mondo esterno: ad esempio, un evento dal significato ignoto e sconosciuto; 
  • aspetti relazionali e sociali: ad esempio, la paura di fare brutta figura nell’esporsi in pubblico o nell’iniziare una relazione amorosa o di amicizia; 
  • aspetti psicologici interni (paura della nostra reazione interiore): ad esempio, la paura di perdere il controllo per la rabbia, o la paura di essere sopraffatti dalla tristezza.

 

Quali sono le paure che più frequentemente proviamo?

Dopo i sei mesi di vita insorge nel bambino la paura degli estranei, perchè solo allora egli è in grado di riconoscere i volti noti e, di conseguenza, distinguere come tali le persone sconosciute. Dopo i 18 mesi di vita insorge anche la paura del buio. 

Certe paure crescono con l’età e poi tendono a declinare, come la paura di animali, del tuono o del buio.

Anche la solitudine, ad esempio, può simboleggiare una situazione di “pericolo” per la nostra sopravvivenza, non solo durante la prima infanzia come possibilità di essere abbandonati dalla figura materna da cui dipende sostanzialmente la nostra vita, ma anche durante gli stati di malattia, durante la vecchiaia e in condizioni di calamità naturali: tutte condizioni in cui sentiamo o prevediamo di aver bisogno dell’aiuto altrui.

Tutti questi casi hanno in comune il fatto che la persona si sente “vulnerabile”: la solitudine viene vissuta in modo pauroso, perché si teme di non farcela da soli.

Molte altre paure legate all’esperienza (ad esempio, il morso di un cane), insorgono anche nell’età adulta e possono stabilizzarsi, aumentare progressivamente nel tempo o sparire.

Oggi assistiamo all’insorgere di nuove paure, che a volte hanno una base realistica perché legate a eventi tragici, a nuove malattie, a nuovi atteggiamenti. La più grande di queste paure collettive è nata con lo scoppio delle due bombe atomiche durante la seconda guerra mondiale ed è stata alimentata dalla sperimentazione legata al nucleare.

Nel 2001 la paura dell’energia nucleare ha lasciato il posto ad altre paure che occupano il primo piano della scena sociale. Una grande paura dell’ultimo ventennio, infatti, riguarda la salute e in particolare il contagio di AIDS.

Ci sono poi delle paure minori, ma non per questo meno presenti nella mente delle persone: le donne più frequentemente che gli uomini hanno paura di circostanze ed eventi criminali, come le violenze sessuali, i furti e le aggressioni.

 

Esistono differenze tra il modo di provare paura delle donne degli uomini?

Sicuramente ci sono delle differenze che in particolare, evidenziano che l’uomo rispetto alla donna, è meno portato ad esprimere e a manifestare uno stato di paura. Ciò dipende, probabilmente, dagli stereotipi culturali sul ruolo maschile, che vedono l’uomo come una figura coraggiosa, che affronta i pericoli, che non piange mai, che non deve avere paura; per le donne, invece, la manifestazione delle proprie paure è più libera, perchè è socialmente compatibile con i pregiudizi sul ruolo della donna.

E’ importante sottolineare che gli stereotipi, i luoghi comuni, così come i pregiudizi presenti in un dato momento storico e in una determinata società, si modificano nel tempo: in quest’epoca stiamo assistendo a dei sostanziali cambiamenti degli stereotipi che riguardano sia gli uomini che le donne.