Le emozioni e la terza età: che significato dà la società all’espressione delle emozioni da parte degli anziani, e quanto può influire sulle aspettative di un anziano il provare certe emozioni?

Prendendo in considerazione le ricerche fatte sulle differenze tra uomini e donne rispetto alle reazioni emotive, i risultati indicano chiaramente che le reazioni dei maschi e delle femmine risultano aderenti alle aspettative sociali, quindi agli stereotipi propri di ogni cultura (ad esempio ci si aspetta che le donne abbiano reazioni più intense, più espressive e di fatto si comportano così).

Per gli anziani accade un pò la stessa cosa. Il luogo comune è che la gioia e la felicità appartenga alla giovinezza e la tristezza alla vecchiaia, oppure che i sentimenti provati dagli anziani siano molto pacati e prevalentemente dolorosi. E gli anziani finiscono purtroppo spesso con l’immedesimarsi con questi stereotipi.

Sicuramente si può dire che per le persone anziane la frequenza e l’intensità delle emozioni positive decresce con gli anni (però questo vale anche per le emozioni negative), perché probabilmente cambia il livello di aspettative e la capacità di adattamento alle situazioni nuove (ruolo positivo dell’esperienza).

Con l’avanzare dell’età vi è una tendenza ad un appiattimento dell’umore, ma ciò che è importante constatare e sottolineare è che l’aumento dell’età non comporta necessariamente una riduzione del grado di benessere.

Sul tema del benessere emotivo degli anziani sono stati compiuti recentemente numerosissimi studi, in cui si evidenzia in modo abbastanza prevedibile come una buona salute e un discreto reddito sono più importanti per il benessere emotivo degli anziani che non per i giovani.

Sicuramente l’anziano sperimenta perdite o lutti che spesso sono insostituibili: morte del coniuge o di altre persone care; pensionamento e relativa perdita di ruolo; precarietà economica, riduzione del vigore fisico e dell’autonomia. Questi fattori possono produrre marcate conseguenze emotive, come l’angoscia, la paura, l’isolamento e la depressione, favorite e rinforzate da una passiva accettazione degli stereotipi negativi sulla vecchiaia.

Tuttavia, l’anziano può riuscire a superare o ad attenuare l’entità di queste esperienze negative tramite la ricerca di nuove relazioni interpersonali significative.

La società in questo senso dovrebbe assumere un ruolo centrale nel favorire l’inserimento dell’anziano in vari campi di attività ed interessi sociali che rappresentano, come abbiamo visto precedentemente, il mezzo principale per instaurare relazioni e scambi affettivi con altre persone.

 

Come si raggiunge il “benessere” emotivo? Da cosa è influenzato?

Il benessere emotivo è legato allo stato di salute in modo assai marcato e questo legame aumenta con l’aumentare dell’età. Sembra che la salute fisica e il benessere psicologico si influenzino a vicenda: più ci si sente bene fisicamente più si è contenti e una maggiore predisposizione personale a provare emozioni positive porta a vivere in modo meno negativo i problemi fisici.

Inoltre, se si pensa a quanta parte della vita sociale e lavorativa, la possibilità di frequentare gli amici, praticare sport, avere delle relazioni sessuali, è legata a delle buone condizioni di salute, si comprende come la salute sia un mediatore indispensabile per raggiungere, anche fisicamente, le principali fonti del benessere psichico.

Le differenze tra gli individui nel provare benessere emotivo dipendono inoltre dalla personalità dell’individuo stesso. Le caratteristiche di personalità, infatti, possono contare anche più del numero o del tipo di eventi reali positivi e negativi che possono capitare nella vita di una persona. Una persona che tende ad assumere una prospettiva di vita prevalentemente ottimistica e una considerazione di sé positiva, sarà portata a riconoscere e a valorizzare più gli eventi positivi di quelli negativi e quindi proverà più emozioni piacevoli. Non è un caso, infatti, che i tratti del carattere più stabilmente associati alla felicità sembrano essere l’estroversione, la fiducia in se stessi, l’ottimismo, l’impressione di esercitare un controllo su se stessi e sulla realtà. Si è visto in una ricerca dedicata a questi temi, che le persone più soddisfatte e felici sono quelle che fanno dei progetti a breve scadenza, facilmente realizzabili, piacevoli, che confermano le loro qualità e che comportano la collaborazione con persone amiche e stimate.

Molti altri studi dimostrano l’utilità psicologica di porsi degli obiettivi precisi e raggiungibili, di pianificare adeguatamente il proprio tempo, senza pretendere troppo da se stessi, ma senza neppure lasciare troppi spazi vuoti da riempire.

 

La Felicità

Il concetto di felicità si riferisce ad uno stato emotivo di benessere, vissuto complessivamente in modo più duraturo e globale rispetto ad un’esperienza più transitoria come può essere quella della gioia.

Dagli studiosi delle emozioni, la felicità viene spesso attribuita ad una attività che non è finalizzata a nessun scopo risultando quindi di per sé soddisfacente.

In questo senso l’immagine prevalente della felicità non è quella del raggiungimento di uno scopo, ma del piacere che si prova durante l’attività che precede il suo raggiungimento.

Infatti, spesso si prova più piacere nello svolgimento delle attività che precede un obiettivo che nel momento stesso in cui lo si raggiunge.

 

Esistono delle differenze tra uomini e donne nel provare benessere emotivo?

Se si confrontano persone che hanno superato i 45 anni e soprattutto gli anziani, gli uomini scapoli o vedovi sono mediamente meno felici delle donne e sviluppano anche più malattie fisiche.

Le ragioni psicologiche del benessere variano abbastanza per gli uomini e le donne: gli uomini danno più importanza al tipo di lavoro e al guadagno, alla salute, alle attività sportive, politiche e sociali; le donne alla vita sentimentale e familiare, ai figli e all’aspetto fisico.

 

Comportamenti e atteggiamenti che favoriscono uno stato di benessere

  • Non attribuire a noi stessi la responsabilità degli eventi spiacevoli che capitano
  • Stare in compagnia di persone serene e contente
  • Fare esercizio fisico
  • Non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza, ecc) con quella degli altri
  • Individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo
  • Curare il corpo e l’abbigliamento
  • Ridimensionare le nostre aspettative alla capacità e alla opportunità medie della situazione
  • Aiutare le persone a cui piace essere aiutate
  • Non fare progetti a lunga scadenza
  • Frequentare le persone che ci hanno fatto dei piaceri e alle quali abbiamo fatto dei piaceri
  • Non trarre conclusioni generali da singole occasioni di insuccesso
  • Fare una lista delle attività che personalmente ci fanno stare di buon umore e praticarle

 

E’ vero che la nostalgia è uno degli stati emotivi che più spesso si associa alla 

persona anziana?

Effettivamente sono soprattutto le persone dai quarant’anni in su a provare più spesso e più intensamente la nostalgia del proprio passato. Sembrano più predisposte a provare nostalgia anche le persone più introverse e le persone inclini alla tristezza.

Solitamente le caratteristiche della nostalgia riguardano il confronto tra il presente, che viene valutato negativamente, e il passato, che viene invece valutato decisamente in modo positivo.

Memoria e immaginazione sono gli ingredienti necessari per provare nostalgia; essi forniscono il materiale sul proprio passato per immaginarsi le situazione, gli eventi, le persone che vengono ricordate con nostalgia.

 

Di cosa si prova nostalgia?

  • Di un luogo (di solito del luogo di origine)
  • Delle persone
  • Di un clima politico
  • Di un nostro modo di essere (più buoni, più belli, più giovani, più intelligenti ma anche più spericolati, più egoisti, più superficiali, più impazienti).

 

Nella letteratura vengono descritti tre tipi di nostalgia: dei soldati, degli emigranti e degli anziani. 

Nel momento in cui una persona anziana prova nostalgia, nella sua mente il presente convive con il passato e la persona che è si trova faccia a faccia con la persona che era.

La nostalgia degli anziani ha lo scopo di chiedere conferme sulla propria identità: il ricostruire mentalmente il nostro passato ci aiuta a ricordarci chi siamo ora. 

Il vissuto di nostalgia può essere di intensità lieve e transitoria o presente in modo continuativo nei nostri pensieri. La nostalgia può sopraggiungere improvvisamente ascoltando una canzone o sentendo parlare il dialetto del luogo di origine.

Un’osservazione interessante sul confronto nostalgico del passato e il presente è che mentre i ricordi più recenti subiscono poche modificazioni, i ricordi più lontani nel tempo sono meno realistici perché vengono deformati da chi li ricorda. Nel ricordo nostalgico del passato si tende a focalizzare l’attenzione più sugli aspetti positivi che su quelli negativi. Ma se da questo punto di vista, la nostalgia può essere considerata come una forma di desiderio di qualcosa che nel presente non c’è, come l’essere stati felici altrove e nel passato, essa non può diventare una ragione sufficiente per essere tristi nel presente.

La considerazione più costruttiva per il benessere psicologico della nostalgia è sicuramente la consapevolezza che i nostri ricordi ci appartengono e che il passato vive continuamente dentro di noi.

 

Le persona anziana esprime molte paure?

Le paure che si affacciano alla mente di una persona anziana sono in parte veicolate da una serie di stereotipi sociali che mettono in rilievo, di questa fascia di età, tendenzialmente gli aspetti negativi del cambiamento: ad esempio lo stereotipo che con l’età aumenta necessariamente la dipendenza dagli altri, affermazione che ha un fondamento di realtà, non è però vero per tutti gli anziani.

In questo contesto cercheremo di elencare quelle che sono le piccole o grandi paure che gli anziani quotidianamente provano. Esse si possono distinguere in quattro gruppi:

1. paure che riguardano la sfera prettamente psicologica:

  • paura della perdita di memoria, di attenzione e di concentrazione,
  • la paura della perdita della voglia di vivere e la paura del futuro,
  • la sensazione di perdere la propria identità

2. paure che riguardano la sfera prettamente fisica:

  • la paura della perdita dell’autosufficienza fisica a causa di una “demenza”, 
  • la paura della dipendenza fisica dagli altri,
  • la paura della stanchezza fisica,
  • la paura legata alla compromissione della vista e dell’udito,

3. paure che riguardano le relazioni con i propri figli e i familiari:

  • la paura di essere abbandonati dai propri figli,
  • la paura di perdere il coniuge,
  • la paura di dipendere completamente dai familiari, quindi di creare loro anche delle difficoltà di tipo organizzativo (“paura di essere un peso”)
  • la paura di sentirsi in balìa della volontà altrui e la paura di non essere capito,
  • la paura di annoiare gli altri.

4. paure che riguardano il proprio ruolo sociale

  • la paura di perdere gli amici della propria età,
  • la paura della solitudine e la paura di isolarsi dagli altri, 
  • la paura che gli altri non si interessino più a noi.

 

Abbiamo suddiviso per comodità esplicativa le paure degli anziani in gruppi, ma nella realtà, una persona non è solo un corpo fisico, solo una mente o solo un membro della società: è il risultato unico e irripetibile dell’integrazione di questi tre aspetti. Quindi dovrebbe risultare chiaro come la paura della compromissione di uno di questi aspetti possa influire sul benessere psicologico dell’intera persona. Ad esempio, la paura realistica di perdere il proprio ruolo lavorativo, può scombussolare il senso di identità, se al momento del pensionamento non sono presenti altre relazioni sociali significative (“rete sociale”) che sostituiscano quelle dell’ambito lavorativo. O ancora, un “trauma” fisico come una frattura al femore, può assumere una grande risonanza a livello psicologico ed emotivo, per la paura di trovarsi a rimanere isolati a causa dell’immobilità fisica.

 

Di solito, la persona anziana come reagisce di fronte alle proprie paure?

Di fronte alle paure la persona anziana tende a reagire in tre modi:

1. promuovendo delle azioni utili ed efficaci per diminuire la paura.

La persona dopo aver riconosciuto i propri timori, mobilita delle “risorse” per recuperare un nuovo equilibrio per il suo benessere psicologico. Ad esempio, di fronte a dei vissuti di perdita di ruolo sociale la persona può darsi da fare per ritagliarsene altri: il pensare che “i vecchi non servono a nessuno” si può trasformare in “ero una brava madre quando i miei figli erano piccoli, forse posso essere d’aiuto anche per i miei nipoti o nell’ambito del volontariato”. In questo modo, oltre a riattivare dei nuovi ruoli, importanti per il nostro senso di identità, si rendono disponibili alternative concrete.

Anche la partecipazione agli incontri di “gruppi di auto-aiuto”, rappresenta un’iniziativa utile per superare alcune difficoltà personali. Il gruppo è una “risorsa sociale” che stimola le potenzialità sane delle persone: ad esempio, per una persona anziana frequentare un gruppo di coetanei, quindi un gruppo di persone con caratteristiche simili, i cui membri si scambiano reciproche esperienze e consigli sul modo di affrontare la quotidianità, ha il merito di sdrammatizzare la situazione e di creare condivisione emotiva.

Rispetto alla paura di perdere la memoria, la persona anziana potrebbe realisticamente riconoscere che la sua capacità di ricordare i fatti recenti è un pò peggiorata, ma allo stesso tempo potrebbe rendersi conto che altri aspetti con l’età migliorano come la capacità di sintesi (vedere le cose nel loro insieme) e di previsione che dipendono dalla lunga esperienza acquisita. Una persona potrebbe pensare, ad esempio, “è vero che non riesco a ricordare le cose come una volta, ma grazie alla mia esperienza ho una capacità di comprensione degli eventi della vita migliore rispetto al passato”. 

Di fronte all’evento del pensionamento, che sembra essere più problematico per i maschi, invece di focalizzare l’attenzione sul ruolo lavorativo perduto, è utile per la persona considerare l’acquisizione di tanto tempo libero, come l’occasione per coltivare gli interessi che prima non si potevano seguire (“finalmente posso riuscire a fare quello che voglio quando voglio”). Le donne, per quanto riguarda il pensionamento, sembrano soffrirne di meno perchè solitamente, dal punto di vista sociale, coltivano parallelamente al ruolo lavorativo, tutta una serie di attività e capacità relazionali alternative: con i bambini, i nipotini, le amiche ecc.

 

2. Di fronte alla paura la persona può reagire facendo “parlare il corpo”: la persona può non essere del tutto consapevole delle proprie preoccupazioni o, pur essendone consapevole, non riuscire a mobilitare le risorse necessarie per ribaltare la situazione. Allora, la reazione di paura o di ansia può essere veicolata da un sintomo fisico e/o psicologico: irritabilità emotiva, agitazione motoria, disturbi fisici non giustificati da danni organici, ecc.

Sulla base dei pregiudizi più diffusi sulla paura, una persona potrebbe credere erroneamente che essa è un sintomo di “debolezza caratteriale”, oppure che avere paura di certe cose è infantile e quindi socialmente non accettabile in una persona adulta. 

 

3.Può accadere, infine, che gli altri, prima di noi, si accorgano della nostra paura. 

In questo caso, sono i familiari che si accorgono della situazione che sta vivendo la persona cara. Le strategie adottate dai familiari per invitare la persona a tranquillizzarsi dipendono in larga misura dal modo in cui una particolare famiglia cerca di risolvere i problemi che le si presentano. Si passa dalle proteste, alle lamentele, ai richiami, agli inviti a discuterne e a reagire attivamente.

 

Suggerimenti  per chi ha a che fare con una persona che manifesta paure più o meno forti

Quando si ha a che fare con una persona che soffre per qualche timore non bisogna obbligarla ad affrontare la fonte della paura per dimostrarle che ce la può fare. Una persona che ha paura di qualcosa, così da bloccarsi e da evitare certe situazioni non ha “problemi di volontà”: ha semplicemente una paura molto forte, e in quel momento non riesce a vedere le cose in altro modo. Ancora, può sembrare una soluzione quella di accudire la persona in tutte le sue esigenze di protezione, accompagnamento ed assistenza ingiustificata. Ciò può essere altrettanto dannoso, perché proteggendo esageratamente una persona è come se noi le confermassimo proprio la sua paura di non essere capace di affrontare una situazione. Inoltre, ciò ha l’effetto di potenziare la sua dipendenza e di toglierle la possibilità di fare nuove esperienze.

 

COSA FARE:

  • favorire il fatto che la persona possa parlare delle sue paure, senza scandalizzarsi, senza colpevolizzare ( la persona sta già pensando male di se stessa!), senza rifiutare o minimizzare il vissuto di paura. L’ascolto è fondamentale per non lasciare la persona da sola, in un momento in cui magari un semplice confronto risolve molti timori;
  • invitare, con gradualità, la persona a trovare delle alternative utili e concrete che possano far superare e comunque affrontare in modo attivo la paura

 

Quanto incide Il nostro modo di vedere le cose sulla riduzione delle paure?

La nostra valutazione su noi stessi e sugli altri gioca un ruolo fondamentale nel permetterci di affrontare una qualsiasi situazione in modo realistico, piuttosto che in modo pessimistico.

Ogni situazione presenta potenzialmente sia aspetti positivi sia aspetti negativi; usando la metafora del “bicchiere d’acqua riempito a metà” possiamo dire di poterlo vedere come mezzo pieno oppure mezzo vuoto a partire dalla prospettiva che scegliamo di assumere: l’una o l’altra prospettiva può fare una grande differenza, per cui è preferibile, per il benessere globale della persona e per il suo buon funzionamento, spostare l’attenzione soprattutto sugli aspetti positivi della propria vita.

Ad esempio, la prospettiva del pensionamento può essere rovesciata dal senso di perdita al senso di acquisto di tempo per se stessi e per le proprie relazioni.

Focalizzare, invece, la propria attenzione solo sugli aspetti negativi delle situazioni esterne e su una valutazione estremamente negativa delle proprie capacità, oltre a produrre molta ansia (quindi molto disagio emotivo), predispone psicologicamente a una progressiva limitazione anche di quelle attività che si potrebbero tranquillamente svolgere. Una persona che dubita di se stessa tenderà a provare ansia e ad impegnarsi sempre meno in alcune attività, per evitare le situazioni in cui non si sente più sicura.

Spesso, infatti, la “pericolosità” di una situazione viene valutata sulla base del giudizio che diamo rispetto alla nostra capacità di affrontarla.

Quando le preoccupazioni sono realistiche, la persona è motivata ad acquisire le competenze e a programmare le azioni per far fronte a prevedibili situazioni difficili, mentre, le preoccupazioni possono andare ben al di là del pericolo reale quando la persona non si fida delle proprie capacità o sovrastima la gravità dei problemi.

Un concetto centrale nel determinare come si invecchia è lo stile di vita. E’ importante mantenere un atteggiamento curioso nei confronti della vita, in attività che espongano alla risoluzione di problemi non troppo stressanti, intendiamoci, perché troppi problemi ci danneggiano ma una giusta dose di “stress” sembra mantenga a lungo attivi.

Le persone che continuano per lungo tempo ad aggiornarsi, a studiare, ad avere rapporti con gli altri che, comunque, non sono legate a rigide abitudini sembrano invecchiare più lentamente, sembrano mantenere più a lungo le loro capacità.

Questo lo si vede per esempio negli artisti, negli insegnanti, nei politici che riescono a mantenersi lucidi e attivi a lungo.