Alcuni atteggiamenti sono caratterizzati da una mancanza un riconoscimento psicologico dell’altro come persona diversa e separata, con esigenze e preferenze differenti, mentre prevalgono comportamenti di controllo e manipolazione.  Parliamo di atteggiamenti interpersonali di  intrusività, di seduzione, di  rimprovero e l’atteggiamento di vanto e ostentazione.

L’elemento che accomuna di questo gruppo di atteggiamenti interpersonali riguarda lo scopo coinvolto: il controllo sull’altro e la sua manipolazione. 

Se il controllo può limitarsi ad  una forma di verifica che l’andamento delle cose corrisponda a determinati criteri,  la manipolazione  implica lo scopo di monitorare o condizionare il comportamento altrui per il raggiungimento dei propri scopi.  Ciò comporta la convinzione di poter esercitare un’influenza sulle azioni e/o sulle convinzioni altrui.

A livello interpersonale  ciò si manifesta attraverso diverse modalità, in relazione alle quali si distinguono forme di controllo meno esplicite che inducono nell’altro uno stato di benessere, come l’adulazione e la seduzione, o forme più esplicite che generano nell’altro uno stato di malessere, come  il ricatto affettivo e il rimprovero. 

 

L’atteggiamento seduttivo in molti casi non riguarda solo la relazione sessuale o amorosa, bensì può essere una vera e propria strategia ricorrente nelle relazioni interpersonali, in cui il desiderio di piacere e la capacità di suscitare l’attenzione altrui, che si realizzano attraverso il corpo, il linguaggio, i gesti, lo sguardo costituiscono una risorsa fondamentale per confermare la propria identità e il proprio valore. 

La seduzione diventa patologica quando si configura nelle relazioni come strategia prevalente al servizio di scopi di autocompiacimento fine a se stesso, in assenza di una reciprocità relazionale.  

In questi casi il ‘seduttore’ o la “seduttrice” non può fare a meno della sua ‘preda’, si direbbe che egli non possa vivere senza le sue conquiste. La sua autostima è regolata da un unico evento: la conquista. Se il seduttore piace all’altro significa che è una persona di valore. Pensare di se stesso di essere una persona di valore non gli basta; ha la necessità di avere conferme dall’esterno, dagli altri, e pertanto non arriva mai a una conferma definitiva di sé. 

Ognuno di noi può avere il bisogno di piacere e perfino di apparire importante o indispensabile all’altro. Tuttavia, non ci facciamo trasportare negli eccessi sul piano dei comportamenti e non rimaniamo turbati più di tanto se non appariamo irresistibili. Evidentemente poggiamo le nostre sicurezze su diverse basi e siamo portati a differenziare i nostri “investimenti”.

Ma quando la seduzione è vissuta come un traguardo da raggiungere anche a costo di sacrificare la propria individualità, allora può diventare fonte di stress e frustrazione, una vera e propria ossessione che ostacola il raggiungimento della maturità psichica.

 

Nel caso di atteggiamenti come quelli dell’intrusività e dell’invadenza la persona si limita a oltrepassare il limite dello spazio privato dell’altro  attraverso comportamenti insistenti in cui tenta di acquisire notizie personali, oppure si intromette in questioni, luoghi o situazioni che non gli competono.

Abitiamo un’epoca in cui il trattamento dei dati personali e la difesa dei confini interpersonali rappresenta una questione importante, tanto da richiedere una specifica legge sulla privacy a regolare e tutelare la circolazione ed il trattamento dei cosiddetti dati sensibili

Gli strumenti elettronici di tutto il mondo sono dotati di programmi anti-intrusività volti a proteggere l’utente dall’acquisizione illegittima di informazioni personali messa in atto prevalentemente per scopi di potere ed economici.  Recentemente, per fare un esempio, una nota casa discografica è stata denunciata per aver illegalmente immesso nel mercato dei cd con inseriti firewall in grado di carpire informazioni utili alla comprensione delle abitudini delle persone. 

Gli atteggiamenti di curiosità  indiscrezione, invadenza e intrusività sotto il profilo più strettamente psicologico sono accumunati  da un denominatore comune e cioè  l’interesse per qualcosa che l’altro non manifesta apertamente.

Mentre la curiosità nei rapporti interpersonali può essere considerata come un atteggiamento di sana esplorazione, volta alla conoscenza dell’altro e mossa da interesse, l’indiscrezione invece assume una sfumatura più negativa e, per estensione, viene ad indicare il desiderio sfacciato ed insistente di chiedere qualcosa, soprattutto senza che vi sia il desiderio altrui di corrispondere allo scambio di informazioni. Si può quindi considerare come un atteggiamento privo di tatto e di riguardo nei confronti dell’altro.

Ancora più pesanti, sul piano interpersonale, sono gli atteggiamenti di invadenza e  di intrusività, che indicano non solo un’insistenza indiscreta, ma comportano anche un’intromissione nelle faccende e negli spazi altrui allo scopo di esercitare un controllo sulla relazione o sull’altro. 

Essendo i confini personali soggettivamente definiti è abbastanza consueto, nei rapporti interpersonali, soprattutto di quelli in  fase di conoscenza, incorrere in una loro violazione, ossia entrare involontariamente in uno spazio altrui a partire da un sistema di riferimento sui confini privati e personali diverso da quello del proprio interlocutore. Gli atteggiamenti di intrusività, invadenza e indiscrezione provocano, in chi li subisce, un’esperienza di discrepanza tra le attese sui limiti che gli altri dovrebbero rispettare e quelli che di fatto rispettano e quindi un senso di disagio. Ciò che per una persona può rappresentare un normale segno di interesse, per un’altra è un intollerabile segno di invasione dello spazio personale.

Il grado di insistenza ossia l’ostinazione e la perseveranza con cui una persona continua a chiedere insistentemente qualcosa, nonostante l’assenza di disponibilità a rispondere del proprio interlocutore, e i mezzi usati per perseguire tale scopo (ad es. mezzi diretti come il chiedere espressamente  piuttosto che mezzi indiretti, come il tentativo di ottenere informazioni all’insaputa dell’interessato), distinguono comportamenti occasionali o, talvolta, involontari da atteggiamenti patologici caratterizzati da tentativi crescentemente intrusivi di controllare, leggere e modificare i pensieri altrui.

L’intrusività rappresenta un problema, ossia crea disagio, soprattutto in chi la subisce. L’effetto interpersonale di questo atteggiamento è soprattutto quello di produrre nell’altro una reazione di chiusura e comportamenti atti a ripristinare i propri confini personali.

  

Nel caso del vanto e dell’ostentazione si assiste alla tendenza del soggetto a  decantare qualcosa di proprio, delle capacità, delle azioni o altro, andandone orgoglioso. In questo particolare atteggiamento lo scopo non sembra essere particolarmente legato alla prevaricazione dell’altro ma piuttosto alla necessità di porsi al centro dell’attenzione, o per ambizione o come modalità privilegiata per confermare il proprio valore. 

In alcune situazioni della vita quotidiana il vantarsi, l’ostentare o l’esibire può connotarsi come una modalità normale per definire, nei confronti dell’altro o degli altri, qualità, competenze e poteri posseduti. Ma questi atteggiamenti non sono altrettanto funzionali se utilizzati come strategia  comportamentali per ricevere costantemente riconoscimenti su cui fondare la propria autostima o come modalità per confermare una propria supposta superiorità nei confronti degli altri.

L’eccedere nel mostrarsi è spesso un segno relazionale di una scarsa autostima. Le persone che considerano più affidabili le valutazioni altrui delle proprie fonderanno la propria autostima sulle risposte esterne, rimanendo così dipendenti dall’immagine rimandata dagli altri; ovviamente quanto più gli altri sono considerati degni di valore, tanto più le loro valutazioni potranno influenzare l’autostima. 

Di solito questo atteggiamento è scelto da chi fonda la propria autostima prevalentemente su un numero ristretto di qualità personali, perchè non valuta altri aspetti di sè in modo positivo o perché non li considera importanti: essendo poco numerose le qualità globali sui quali fare affidamento, diventa fondamentale per stimarsi, valutarsi bene rispetto ad essi. Se l’autostima è bassa si può cercare, esagerando, di mostrare le proprie qualità agli altri, per ottenere da essi risposte positive che migliorino l’auto-valutazione. Ma l’interlocutore può diventare diffidente nei confronti di chi ha troppo bisogno di mostrare il proprio valore, ritenendo la persona troppo dipendente dal giudizio altrui, e quindi debole e forse un po’ falsa.   

L’idea è che gli altri rivestano principalmente un ruolo di  spettatori, di ammiratori, o che siano comunque interessati a conoscere le qualità e le azioni del soggetto è tipico di persone che soffrono di disturbi di personalità istrionico, narcisistico o antisociale.