COS E’ LO STRESS?

Il termine stress viene utilizzato almeno in tre significati diversi: per indicare la situazione stressante (esempio, il traffico), agente stressante; per indicare il vissuto personale rispetto a determinate condizioni esterne (ad esempio, “mi sento stressato perché lavoro troppo”, “questa faccenda mi ha stressato abbastanza”); per indicare la risposta che l’organismo dà a una determinata situazione-stimolo percepita come stressante a livello biologico, intrapsichico e di comportamento manifesto. 

Qualsiasi tipo di stimolazione (stressor) determina nell’individuo una reazione di stress atta a ripristinare l’adattamento all’ambiente. Lo stress funziona come una specie di segnale di allarme, che scatta nel momento in cui qualcuno o qualcosa turba il nostro equilibrio psicofisico.

Si può identificare un livello ottimale di attivazione (reazione fisica, attivazione mentale, predisposizione a risolvere i problemi) in cui le prestazioni del soggetto si manifestano migliorando le capacità di risposta, ma ecco superato un certo livello si incorre in una diminuzione del livello delle prestazioni e si entra nel settore di quello che comunemente viene riconosciuto come stress. Quest’ultimo provoca deterioramento delle prestazioni, depressione, risposte inadeguate.

Molte possono essere le fonti di stress: dagli eventi esterni in senso lato vissuti soggettivamente come stressanti, agli eventi della vita (morte, matrimonio, separazione, licenziamenti), dalle seccature quotidiane agli eventi ben più gravi e traumatici (inondazione, disastri, terremoti, stupro…).

 

Perché ognuno di noi reagisce in un modo diverso allo stress?

Come mai i nostri corpi possono adattarsi ad alcune emergenze stressanti, e ad altre no?

Perché alcuni di noi sono particolarmente vulnerabili allo stress? Alcuni autori hanno cercato di rispondere a queste domande e sono arrivati alla conclusione che a produrre lo stress non è tanto lo stimolo in sé quanto piuttosto la reazione cognitiva ed emotiva del soggetto.

Ciò che per una persona può rivelarsi stressante, non è detto che lo sia anche per un altro, dato che i livelli di tollerabilità hanno una variazione individuale. Le persone differiscono nella percezione di ciò che è stressante, e questa percezione determina il grado d’ansia provata e i tipi di risposta di contrasto utilizzati.

Oltre al tipo di evento potenzialmente stressante per la maggior parte degli esseri umani, gioca un ruolo fondamentale il giudizio da parte dell’individuo sulla situazione fonte di stress. 

La percezione iniziale soggettiva o percezione della minaccia, è ampiamente determinata sia da fattori propri dell’individuo, come i pensieri personali, gli atteggiamenti, le esperienze passate, le abilità acquisite, le caratteristiche fisiche, sia da fattori ambientali.

Inoltre, la valutazione del proprio senso di autoefficacia che riguarda il giudizio individuale dell’adeguatezza delle proprie risorse a fronteggiare il pericolo, la stima delle proprie risorse difensive, cioè delle proprie capacità di affrontare, fronteggiare o neutralizzare il danno.

Questa percezione influenza l’esperienza dello stress e determina il grado d’ansia provata, i tipi di risposta di contrasto utilizzati.

 

Elenco dei più comuni fattori di stress:

  • fattori fisici ( ad esempio, malattia);
  • fattori psicologici (ad esempio, eventi traumatici, eventi di vita, divorzio, conflitti interpersonali);
  • fattori intrinseci ad una situazione (ad esempio un colloquio di lavoro);
  • fattori universali (ad esempio, disastri ambientali).

 

Elenco dei problemi quotidiani fonte di stress:

  • timore per la salute di un familiare o per la propria salute;
  • aumento del costo dei beni di consumo;
  • cura della casa;
  • superlavoro;
  • perdita di qualche oggetto personale;
  • preoccupazioni riguardanti i propri beni materiali, l’impiego del denaro e il pagamento delle tasse;
  • preoccupazione per l’aumento della criminalità; 
  • preoccupazione per l’aspetto fisico;
  • trovare un numero di telefono sempre occupato o rimanere bloccato nel traffico cittadino.

 

Esempi di situazioni che sono fonte di stress al lavoro:

  • Dover fare un sacco di lavoro in poco tempo; 
  • Non avere la possibilità di confrontarsi con i colleghi;
  • Dover svolgere una parte del lavoro a casa;
  • Avere a che fare con colleghi che necessitano di un aiuto supplementare;
  • Avere a che fare con persone poco collaboranti;
  • Avere a che fare con persone  che si comportano in modo antisociale, antipatico, ecc;
  • Tensione e conflitti con i colleghi o le persone con cui si entra in contatto; 
  • Impossibilità di ricevere assistenza e consigli nel caso siano necessari;
  • Non riuscire a staccare con la testa. 

 

Situazioni che sono fonte di stress lavorativo

Ricollegandosi ora al mondo del lavoro possiamo immaginarci quante fonti di frustrazione, conflitto ed alla fine di stress possiamo ritrovare.

Noi passiamo una considerevole parte della nostra vita lavorando, in media almeno sette o otto ore al giorno, per almeno cinque giorni alla settimana, per 40-50 anni. In tutto fanno più o meno centomila ore.

I rapporti di lavoro sono comunque molto importanti e, se sono buoni, costituiscono una fonte di soddisfazione e sicurezza; inoltre, se sono improntati alla solidarietà reciproca, sono associati a un basso livello di ansia, di depressione e anche di malattia. D’altra parte le relazioni di lavoro possono essere una fonte di grande disagio e di insoddisfazione se sono caratterizzate dalla presenza di conflitti.

 

Possibili conseguenze dello stress lavorativo

  1. L’esaurimento delle risorse fisiche, emozionali e psichiche
  2. Una bassa produttività lavorativa rispetto agli standard individuali precedenti;
  3. Un rapporto alienante con i colleghi (efficienza anaffettiva o il distacco, cioè lavorare con la persona a livello strettamente tecnico, evitando accuratamente l’ambito della sfera affettiva e relazionale).

 

Principali situazioni di stress che si vivono nell’ambito di lavoro

  • FATTORI FISICI E AMBIENTALI: rumorosità, luminosità, alta o bassa temperatura
  • FATTORI RELATIVI AL COMPITO: troppe o troppo poche cose da fare, lavoro ripetitivo, frequenti cambiamenti di lavoro, incalzare del tempo,catena di montaggio
  • FATTORI RELATIVI AL RITMO DI LAVORO : sovraccarico e sottocarico qualitativo e quantitativo 
  • FATTORI INTERPERSONALI: relazioni di lavoro (difficoltà con i colleghi, l’autorità, gli allievi), struttura e clima organizzativo (ambiguità di ruolo, conflitto di ruolo, sovraccarico di ruolo, delusione di carriera, sovra promozione) 
  • FATTORI SOCIALI: senso di appartenenza sociale, perdita di fiducia nelle politiche sociali; mutato atteggiamento dei valori e declino del senso di appartenenza ad una comunità 

Diminuzione dei sostegni informali che erano attivi in passato. Perdita di fiducia nei servizi e nelle politiche sociali, critica alla classe politica. Mutato atteggiamento dei valori dei giovani in cui c’è una maggiore richiesta di autorealizzazione che può non coincidere con le richieste lavorative. Nella vita di comunità di una volta funzionava molto il sistema di rete e di sostegno reciproco, il buon vicinato, le parrocchie, la famiglia svolgevano un’importante funzione psicologica che è andata perduta nello stile di vita degli attuali agglomerati urbani.

In alcuni ambienti di lavoro, dove prevale la conflittualità e la competitività sullo spirito di collaborazione, le relazioni con i colleghi possono essere esse stesse fonte di tensione e di stress. La competitività, quando è connessa con motivi di carriera, tende ad isolare l’individuo. Può verificarsi una mancanza di rapporti tra colleghi di lavoro se essi sono membri di professioni diverse,  pur svolgendo la loro attività nella stessa istituzione. In tal caso vengono a mancare i motivi che spingono il singolo ad unirsi ai suoi colleghi. Il gruppo diventa un sostegno quando si hanno dei problemi da risolvere sul lavoro e si desidera un confronto e dei consigli.

 

Come proteggersi dallo stress?

La prima cosa da fare è di lavorare su di sé cercando di chiedersi: 

 

  • Dove sono IO, i miei PENSIERI, le mie EMOZIONI?
  • Qual è la risposta e la reazione agli stimoli esterni?
  • Come reagisco di solito a questo stress ? 
  • Quale consapevolezza avete dell’equilibrio fra la “modalità del fare” e la “modalità dell’essere”?

 

La modalità del fare: 

quando si attiva il pilota automatico, c’è sempre qualcosa da raggiungere, finire, fare per soddisfare gli altri, essere perfezionisti. 

La modalità dell’essere:

Favorisce i ritmi fisiologici naturali (rilassamento, sonno, attenzione); Pensare anche a se stessi, ai propri bisogni, a come ci si sente, riposarsi ecc.

Se non c’è un buon equilibrio tra queste due modalità si va incontro a problemi di inibizione fisiologica dei ritmi naturali di riposo; all’ aumento dell’insoddisfazione, vulnerabilità alla

depressione, somatizzazione, ecc.

 

LE 9 REGOLE ANTISTRESS

  1. Semplificare il più possibile la vita, imparando anche a dire di no in base alle proprie priorità;
  2. Programmare ogni giorno una pausa piacevole e gratificante;
  3. Coltivare interessi personali;
  4. Concentrarsi su un problema alla volta, senza pensare al dopo;
  5. Pensare in ‘positivo’, esercitandosi a trovare l’aspetto vantaggioso di qualsiasi circostanza;
  6. Abituarsi a seguire alcune respirazioni lente e profonde, massaggi, rilassamenti ecc;
  7. Condividere ansie e preoccupazioni con qualcuno per imparare a riconoscerne le cause;
  8. Dare sfogo alla rabbia con l’attività fisica;
  9. Affrontare le situazioni stressanti nel più breve tempo possibile, senza rimandare.

 

LA REGOLA DEL NUOVO OROLOGIO

Domanda: Quando è ora di iniziare a lavorare sulla riduzione dello stress?

Risposta: Ora è ora!