Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è tra i più diffusi disturbi di personalità: ne è affetto il 2% circa della popolazione adulta, soprattutto donne. L’esordio avviene in adolescenza o nella prima età adulta.      

E’ un disturbo che interessa molte aree della persona: 1) identità: disturbo dell’identità, instabilità relazionale, vuoto o noia; 2) affettività: instabilità affettiva, rabbia intensa e irritazione; 3) impulsività: impulsività, autolesionismo e rischio suicidario.

Attualmente il DBP è il più studiato tra tutti i disturbi di personalità. Benché sia un disturbo spesso associato a gravi sintomi e comportamenti disfunzionali, risponde bene al trattamento psicoterapeutico.

 

Come si manifesta

Secondo la più recente classificazione (e DSM 5), per fare diagnosi di disturbo di personalità borderline, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

 

A. Compromissioni significative nel funzionamento della personalità, che si manifestano come:

1. compromissioni significative del Sé. (A o B):

 AIdentità: marcatamente povera, poco sviluppata, con un’immagine instabile di sé, spesso associata ad eccessiva autocritica; sentimenti cronici di vuoto, stati dissociativi sotto stress.

 BAuto-direzionalità: instabilità negli obiettivi e difficoltà a formulare e mantenere aspirazioni, valori, piani di carriera.

 

2. compromissioni nel funzionamento interpersonale (A o B):

A. Empatia: compromissione della capacità di riconoscere i sentimenti e i bisogni degli altri associati alla tendenza a sentirsi facilmente offesi o insultati senza avere idea di motivi alternativi che spiegherebbero il comportamento degli altri.

BIntimità: rapporti stretti e intensi, instabili e conflittuali. Il tema centrale è il timore dell’abbandono, associato all’idea che degli altri non ci si possa fidare e prima o poi verranno maltrattati, trascurati o abbandonati. I rapporti stretti sono spesso vissuti in condizioni estreme di idealizzazione e svalutazione continua ed alternata.

 

3. patologiche caratteristiche di personalità nei settori seguenti:

1.affettività negativa, caratterizzata da:

 .a. Labilità emotiva: esperienze emotive instabili e frequenti cambiamenti di umore, emozioni che possono essere molto intense, e/o sproporzionate agli eventi e circostanze.

. b Ansia: intense sensazioni di nervosismo, tensione o panico, spesso in reazione alle sollecitazioni interpersonali; preoccupazioni relative agli effetti negativi delle passate esperienze spiacevoli e paura per le future esperienze negative; sensazione di paura, apprensione, o sentirsi minacciati da incertezza; timori di disgregazione o perdita del controllo.

. c Insicurezza/Separazione: timori di rifiuto e / o separazione da parte di altre persone significative, associata a preoccupazione per la propria dipendenza che sentono come eccessiva e temono di perdere completamente l’autonomia.

. d Depressione: frequenti sentimenti di essere giù, infelice, senza speranza. I pazienti borderline faticano ad uscire dagli stati d’animo negativi; sono pessimisti sul futuro, preda di vergogna pervasiva, senso di inferiorità, pensieri di suicidio e comportamento suicidario.

2. Disinibizione, caratterizzata da:

. a. Impulsività: agiscono sotto l’impulso del momento in risposta a stimoli immediati, senza un piano e non tenendo conto dei risultati; difficoltà a stabilire una gerarchia di priorità e comportamento autolesionista sotto stress emotivo.

b. Assunzione di rischi: coinvolgimento in attività pericolose, rischiose e potenzialmente dannose, senza preoccupazioni per le conseguenze, per i propri limiti e negazione dell’esistenza del pericolo personale.

. 3 Antagonismo, caratterizzato da:

.a. Ostilità: persistenti sentimenti di rabbia, o irritabilità in risposta alle offese e insulti.

 

Come capire se si soffre di disturbo borderline di personalità

Le persone affette da disturbo borderline di personalità presentano, quindi, emozioni intense e fluttuanti con improvvisi attacchi di rabbia; ansie intense ed improvvise; sentimenti cronici di vuoto; instabilità nella percezione di sé e degli altri e comportamenti impulsivi.

E’ un disturbo in cui quasi tutte le aree più importanti della vita di una persona vengono coinvolte, i rapporti interpersonali sono instabili, le relazioni conflittuali e disturbate, il rendimento lavorativo compromesso nonostante le capacità del soggetto, con frequenti periodi di inattività lavorativa o per interruzioni o per difficoltà nel cercare e trovare lavoro. E’ frequente l’abuso di alcool e droghe e, in casi estremi, il ricorso ad atti autolesivi e suicidari.

Alcuni di questi sintomi si possono ritrovare anche in altre patologie, per cui, per ricevere una diagnosi seria ed accurata, è necessario rivolgersi a persone qualificate.
Il disturbo borderline di personalità ha delle caratteristiche in comune con i disturbi dell’umore, in particolare con il disturbo bipolare II. In entrambi i disturbi, infatti, sono presenti oscillazioni tra stati depressivi e momenti di euforia o di umore elevato caratterizzato da prevalente irritabilità. Il disturbo borderline, tuttavia, è caratterizzato da una disregolazione emotiva pervasiva e le oscillazioni dell’umore sono più facilmente dipendenti dal contesto, in particolare dalle relazioni interpersonali. L’abbandono temuto nel disturbo borderline è un fattore d’innesco potentissimo per le oscillazioni dell’umore, così come la percezione del ritorno della persona desiderata. Nel disturbo bipolare, invece, le oscillazioni dell’umore si presentano in modo ciclico ed indipendente dal contesto. Una corretta diagnosi è ulteriormente complicata dal fatto che circa il 50% dei pazienti borderline manifesta anche un disturbo dell’umore (depressione e disturbo bipolare).

Bisogna anche differenziare il disturbo borderline di personalità da altri disturbi di personalità con caratteristiche simili, in particolare il disturbo dipendente di personalità e il disturbo istrionico di personalità, con i quali ha in comune il timore dell’abbandono da parte delle persone significative, il senso di vuoto, l’idea di essere sbagliato e l’emotività instabile e intensa.

 

Come si diventa borderline

I teorici più accreditati al momento, non concordano in modo univoco nell’individuare un’unica causa di queste disturbo: infatti lo si identifica come un Disturbo della coscienza, dell’Identità, dell’Umore, della regolazione emotiva o come un deficit della Metacognizione e così via a seconda del presupposto teorico di riferimento. Inoltre, la genetica sembra avere un ruolo importante nel predisporre allo sviluppo del disturbo. Ciò nonostante la natura post-traumatica del disturbo ha solide basi: molti pazienti vengono da storie di abuso (emotivo, sessuale, fisico) che mina la loro fiducia di base nelle relazioni e la capacità di potersi calmare nei rapporti con le persone vicine.

Più in dettaglio, dalla ricerca e dalla pratica clinica con questi pazienti emergono dei dati che evidenziano aspetti comuni alla maggior parte di essi, ossia la provenienza da un ambiente familiare imprevedibile ed instabile; con percentuali maggiori di psicopatologia. Famiglie cosiddette “invalidanti”: genitori incapaci di riconoscere le emozioni provate dal bambino, e che anzi le definiscono come socialmente inaccettabili. I genitori di questi pazienti rispondono all’esperienza interiore del bambino con risposte caotiche, inappropriate ed estreme, come poi apprenderanno a fare loro stessi con le proprie emozioni.

 

Trattamento

Il BPD è tra i disturbi più studiati. Il trattamento più efficace per la cura di questo disturbo è la psicoterapia, eventualmente affiancata dalla farmacoterapia. Quest’ultima serve soprattutto per le problematiche associate di depressione, fluttuazioni dell’umore e ansia. Attualmente risultano maggiormente efficaci i trattamenti che includono terapie diverse e intensive.

La terapia dialettico-comportamentale (DBT) di Marsha Linehan è un trattamento ad orientamento cognitivo-comportamentale integrato validato con studi randomizzati controllati con pazienti borderline. Secondo la Linehan il disturbo borderline è il risultato di fattori genetici e fattori ambientali e si caratterizza per una sensibilità innata, un’intensità emotiva e una bassa capacità di controllare le emozioni (disregolazione emotiva).

La schema-focused therapy (SFT) di Jeffrey Young è un trattamento che integra l’approccio cognitivo-comportamentale con approcci basati sulle relazioni oggettuali e sulla Gestalt.
Secondo quest’approccio, nel paziente borderline sarebbero attivi degli schemi disadattivi precoci e delle strategie di padroneggiamento delle difficoltà che darebbero origine ad altri specifici schemi.

La terapia centrata sul transfert (TFP) di Clarkin, Yeomans e Kernberg è una terapia di stampo psicoanalitico. Il suo obiettivo principale è quello di aiutare il paziente a riconoscere, a partire dalla relazione col terapeuta, le rappresentazioni di Sé e dell’altro non integrate (es. dire della stessa persona, a distanza di pochi minuti: “E’ la persona più buona della Terra!” e “E’proprio un infame!”) e a integrarle (es. “E’ una persona disponibile, anche se stavolta mi ha risposto male”).

 

Il trattamento basato sulla mentalizzazione di Bateman e Fonagy, di derivazione psicodinamica, è stato applicato finora solo su pazienti in strutture di semiricovero (day hospital). Secondo gli autori, la difficoltà principale di chi soffre di disturbo borderline è quella di mentalizzazione, che consiste nella capacità di rappresentarsi gli stati mentali propri e altrui, di spiegarsi il comportamento e di prevederlo. Questa terapia, dunque, è volta all’incremento della capacità di mentalizzazione dei pazienti.

La terapia cognitivo-analitica di Ryle è un trattamento che integra l’orientamento cognitivo con quello psicoanalitico. Si basa sulla ricostruzione e sul padroneggiamento delle immagini di sé e dell’altro e delle loro transizioni.

 

E’ però vero che, ad oggi, esiste una sostanziale sovrapponibilità dei modelli e l’assenza quindi di una superiorità di uno sull’altro (Gabbard 2004).

 

Sembra ormai esserci un certo accordo, condiviso anche dalle linee guida inglesi del National Institute for Clinical Excellence (NICE 2009), sull’assunto che il trattamento del Disturbo Borderline di Personalità debba essere costituito da:

  1. alta strutturazione degli interventi erogati dall’équipe che prende in carico il paziente;
  2. coerenza degli approcci teorici adottati dai professionisti;
  3.  supervisioni regolari dell’équipe;
  4. contratto terapeutico per la definizione di regole e obiettivi condivisi;
  5. atteggiamento empatico e supportivo, ma attivo e orientato al problem solving. 

Non esiste una terapia farmacologica risolutiva per questo disturbo, poiché si consiglia di affiancare il trattamento farmacologico come supporto alla psicoterapia, per il trattamento dei sintomi del paziente. Questi sintomi riguardano soprattutto la difficoltà di regolare le proprie emozioni e l’impulsività, la rabbia intensa, l’autolesionismo, l’ideazione suicidaria e i sintomi dissociativi.

Nei casi in cui l’incolumità del soggetto è gravemente a rischio, si può ricorrere ad un ricovero ospedaliero, anche se quest’ultimo va valutato con molta attenzione, poiché in alcune situazioni potrebbe peggiorare la sintomatologia del paziente.