Il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) è una condizione difficile da trattare. Le relazioni interpersonali sono severamente disturbate, sia nel campo delle relazioni romantiche sia al lavoro. I processi disturbati che mettono in atto nell’arena sociale impediscono a queste persone di vivere una vita sociale soddisfacente e di realizzare le loro ambizioni. I livelli di sofferenza soggettiva sono meno bassi rispetto agli altri disturbi di personalità, ma depressione e disturbi dell’umore sono spesso co-occorrenti, specialmente con l’andare avanti degli anni. Sono frequenti l’abuso di sostanze e alcool e disturbi alimentari.

Secondo la più recente classificazione (e DSM 5), per fare diagnosi di disturbo di personalità narcisistica, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

 

A. Compromissioni significative nel funzionamento della personalità, che si manifestano come:

1. compromissioni significative del Sé. (A o B):

A. Identità: eccessivo riferimento ad altri per auto definirsi e per regolare la propria autostima; esagerata autovalutazione, l’immagine di sé oscilla dall’ipervalutazione al disprezzo di sé.

B. Auto-direzionalità: la definizione degli obiettivi si basa sul raggiungimento dell’approvazione degli altri, gli standard personali sono irragionevolmente elevati, al fine di vedere se stessi come eccezionali, o troppo bassi sulla base di un senso di diritto. (tradurre meglio).

 

2. compromissioni nel funzionamento interpersonale (A o B):

A. Empatia: ridotta capacità di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri, troppo in sintonia con le reazioni degli altri, ma solo se percepite come rilevante per sé, sovra o sottostimare il proprio effetto sugli altri.

b. Intimità: relazioni superficiali e in gran parte utili per la regolazione dell’autostima; il mutuo scambio è caratterizzato da un interesse poco genuino per le esperienze degli altri ma rivolto soprattutto da un bisogno di guadagno personale.

 

B. patologiche caratteristiche di personalità nei settori seguenti:

1. Antagonismo: caratterizzato da:

a. Grandiosità: Sentirsi in diritto, egocentrismo, saldamente convinto di essere migliore degli altri; accondiscendente verso gli altri.

b. Ricerca di attenzione: tentativi eccessivi per attrarre e essere al centro dell’attenzione degli altri, in cerca di ammirazione.

 

Come si diventa narcisisti?

Riguardo alla possibile eziologia del NPD, non c’è consenso anche se la mancanza di empatia da parte dei genitori verso i bisogni del bambino sembra un’importante candidata. Teoricamente, un primo percorso possibile che porta al narcisismo, è l’essere stato allevato in una famiglia incapace di fornire le necessarie attenzioni e cure e rispetto per i bisogni e le attitudini del bambino. In un contesto di attaccamento disturbato, i genitori possono fallire nel riconoscere adeguatamente, nominare e regolare le emozioni del bambino, in particolare quando questi è particolarmente eccitato. Nello sviluppo il bambino viene quindi lasciato solo, con emozioni intense che non ricevono il riconoscimento o le risposte appropriate, e questo porta a una disregolazione affettiva.  Durante lo sviluppo il bambino impara che i suoi genitori sono incapaci di sostenere la sua autostima o i suoi desideri, e di conseguenza diventa autosufficiente. I narcisisti, avendo avuto un attaccamento disturbato,durante la loro infanzia e nell’età adulta evitano l’attaccamento e allo stesso tempo lottano costantemente per ricevere attenzione e ammirazione. Altra ipotesi alternativa alla genesi del disturbo narcisista è quella che considera il futuro narcisista allevato da famiglie in cui l’attenzione allo status e al  successo è di massima importanza e solo le qualità che possono sostenere un’immagine grandiosa di sé sono prese in considerazione , mentre altri comportamenti vengono ignorati o puniti.

Anche se gli studi sul narcisismo sono per lo più carenti, alcuni stili genitoriali possono condurre al narcisismo: ad esempio la miscela di lodi palesi e freddezza, la mancanza di supervisione, la tendenza a somministrare eccessivamente punizioni corporee e in generale un eccesso di autoritarietà.

 

Come capire se si soffre di un disturbo narcisista di Personalità?

Una persona con DNP presenta molti problemi interpersonali e disturbi sintomatici in co-occorrenza. Chi soffre di DNP è incline alla depressione e ai disturbi bipolari (che con l’età può portare ad un maggior rischio di suicidalità), abuso di alcool e sostanze e disturbi alimentari. La qualità delle relazioni romantiche è tipicamente superficiale e la persona narcisista le costruisce e le mantiene con difficoltà. I conflitti sul lavoro sono la regola più che l’eccezione, come lo sono i problemi nel tenere un l’impegno costante e coerente a compiti e doveri quando bisogna affrontare risposte negative. Queste persone sono quindi particolarmente vulnerabili agli insuccessi nel settore professionale. I disturbi dell’umore possono peggiorare nella seconda parte della vita, soprattutto a causa dell’insoddisfazione nell’ambito delle relazioni intime e della percezione che le aspirazioni che avevano quando erano giovani non sono state soddisfatte. L’esperienza soggettiva di tali persone è carica di rabbia innescata dalla sensazione di essere rifiutati socialmente, affiancata dalla tendenza a disprezzare gli altri che danno loro un feedback negativo  o dalla sensazione di essere ostacolati quando perseguono i loro obiettivi, con l’idea che gli altri sono inetti, incompetenti o ostili e vengono incolpati dei loro insuccessi. Gli stati in cui la propria immagine è estremamente negativa sono importanti, anche se sono difficili da sopportare e lottare con gli altri o incolparli per eventuali difetti diventano le manovre difensive più utilizzate.

 

Trattamento

Rispetto al trattamento, non ci sono ad oggi studi clinici di efficacia randomizzati completati e, pertanto l’idea che il DNP possa o non possa essere trattato si basa esclusivamente sul giudizio del clinico. Con l’introduzione di caratteristiche di ipervigilanza nel DSM 5, la prevalenza del DNP, che è molto difficile da stimare a causa delle grandi incongruenze dovute alle scuole dei clinici e ai setting di trattamento – si va dallo 0.1% al 20% in diversi studi – può essere valutata più accuratamente ed è destinata a crescere; è probabile che in pochi anni la porta sarà aperta per testare qualche forma di psicoterapia specializzata. Differenti approcci, sia cognitivi, che psicodinamici,  dispongono di procedure per far fronte al narcisismo – ad esempio la psicoanalisi interpersonale.

La terapia metacognitiva interpersonale (link alla tmi), fornisce un ottimo esempio di trattamento per il DNP.

La TMI per i disturbi di personalità adotta procedure passo-dopo-passo manualizzate. Queste procedure sono state modellate per il trattamento dei DNP grazie all’analisi di una serie di casi singoli. Queste procedure sono ideate per rivolgersi alla struttura della patologia narcisistica in un contesto volto a una regolazione quasi ottimale della relazione terapeutica.

Gli obiettivi chiave della TMI per il DNP qui adottati sono:

  • —  la tendenza a teorizzare invece di narrare episodi autobiografici;
  • —  incapacità di comprendere gli eventi in termini di stati mentali sottostanti o metacognizione;
  • —  schemi di relazione interpersonali disfunzionali;
  • —  mancanza di spinta interna ad agire autonomamente o mancanza di agency.

Le evidenze a favore di una terapia farmacologica per il trattamento del DNP risultano piuttosto scarse, fatta eccezione per i casi in cui si ricorre ad essa per il trattamento di stati di ansia sociale, ipocondria, depressione, stati di impotenza rabbiosa che il più delle volte motivano la richiesta di aiuto. Infatti, la terapia farmacologica non interviene sulle caratteristiche di un soggetto con Disturbo di Personalità, ma può comunque essere molto utile per il trattamento delle eventuali conseguenze secondarie. In particolare, i farmaci che possono agire efficacemente sui fenomeni psicopatologici frequentemente associati al DNP sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), i farmaci anticonvulsivi, e gli stabilizzatori dell’umore.